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Il termine fotografia
di paesaggio si riferisce sia alla tecnica che permette di creare
immagini per effetto della luce, sia ad una un'immagine ottenuta con tale
tecnica, sia più generalmente ad una forma d'arte che utilizza questa
tecnica.
La parola fotografia di paesaggio ha origine da due parole greche:
photos e graphia. Letteralmente quindi fotografia di paesaggio significa
scrivere (grafia) con la luce (fotos). Ebbe origine dalla convergenza dei
risultati ottenuti da numerosi sperimentatori sia nel campo dell'ottica,
con lo sviluppo della camera oscura, sia in quello della chimica, con lo
studio delle sostanze fotosensibili. La prima camera oscura fu realizzata
molto tempo prima che si trovassero dei procedimenti per fissare con mezzi
chimici l'immagine ottica da essa prodotta; le sue prime applicazioni per
la fotografia si ebbero con Niepce, al quale viene abitualmente attribuita
l'invenzione della fotografia di paesaggio.
Fotografare un paesaggio significa infatti rappresentare un
grandioso spettacolo naturale o cittadino, ma anche realizzare una
sequenza di immagini di dettaglio che insieme ricostruiscono il paesaggio
o la sensazione che di esso il fotografo vuole dare. Non è scontato,
infatti, che la resa fedele di un paesaggio così come lo vediamo
sia quella che fa bella l'immagine fotografica; spesso è necessario
introdurre delle variazioni all'immagine che possano migliorarla sotto il
profilo tecnico e facilitarne di conseguenza la lettura. In questo modo
avremo interpretato il soggetto o l'evento facendo risaltare quelle note
che ci paiono più significative.
La scelta dell'inquadratura è pertanto di basilare importanza, così
come la padronanza degli strumenti fotografici.
L'esposizione nella fotografia di paesaggio
Esporre correttamente
Una esatta esposizione non significa sempre scattare con i valori di
esposizione scelti dalla fotocamera. Conoscere a fondo le regole
espositive è il punto di partenza per migliorare la resa delle foto di
paesaggio.
L'esposizione dipende da tre fattori: il TEMPO di scatto, che si imposta
sul corpo della macchina fotografica, il DIAFRAMMA che si regola
sull'obiettivo, il tipo di PELLICOLA che si sceglie di usare.
Il tempo di scatto definisce la durata dell'esposizione, il diaframma
regola l'apertura dell'obiettivo, la sensibilità della pellicola dice in
che misura essa reagirà chimicamente all'intensità di luce a cui la
sottoporremo.
In questa sede ci limiteremo a riassumere gli effetti che le diverse
scelte di tempi di esposizione, apertura del diaframma e tipo di pellicola
avranno sulla foto che vogliamo scattare.
Fotografia realizzata con un tempo di otturazione abbastanza lungo per
creare un effetto di mosso.
Il tempo di scatto
Cambiare il tempo di scatto significa influire sul modo in cui il
movimento del soggetto viene impressionato. Questo fatto è di grande
rilevanza quando si vuole rendere il movimento dell'acqua che scorre, la
leggera increspatura dell'erba mossa dalla brezza, o il movimento delle
fronde degli alberi spazzate da un forte vento.
Minore è il tempo di esposizione, più l'immagine appare come congelata e
priva di qualsiasi movimento originario; ne guadagna in nitidezza e
precisione di contorni. Tuttavia tempi più lunghi si impongono qualora si
desideri creare effetti di mosso. Su questo fronte, come su altri, la
creatività e la soggettività del fotografo assumono grande rilevanza nel
costruire un'immagine personale.
Il diaframma
Modificare l'apertura del diaframma significa variare la dimensione
dell'apertura dell'obiettivo attraverso la quale passa la luce. Aprirlo
significa aumentare la luce che passa, chiuderlo significa diminuire la
quantità di luce che raggiunge la pellicola.
La coppia tempo/diaframma
Tempo di scatto e diaframma rappresentano una coppia indissolubile. Dopo
aver stabilito quale è la corretta esposizione, si può modificare sia il
tempo di esposizione sia l'apertura del diaframma, a patto che la modifica
di un fattore sia accompagnata da una equivalente modifica dell'altro:
dalla loro combinazione deve sempre scaturire una esposizione corretta.
Tuttavia la scelta della coppia tempo/diaframma non è priva di
implicazione; infatti al variare dei valori avranno immagini anche
sostanzialmente diverse, se pur egualmente corrette solo il profilo
dell'esposizione, in quanto varia la profondità di campo e la resa del
movimento.
Paesaggio - La luce
L'illuminazione
L'illuminazione può essere a luce diretta, laterale o controluce. Il tipo
di illuminazione del soggetto influisce sull'effetto della ripresa.
L'illuminazione diretta elimina le ombre e non è adatta quando sia
essenziale dare il senso della profondità. E' tuttavia la luce migliore
perché il soggetto è uniformemente illuminato.
Illuminazione diretta.
Il suo contrario è il controluce: il soggetto viene a trovarsi tra la
fotocamera e la sorgente di luce. In questo caso la percezione dell'occhio
umano è tuttavia molto diversa rispetto alla possibilità di registrazione
sulla pellicola da parte della fotocamera: quello che vediamo bene viene
quasi sempre registrato molto male sulla pellicola, a causa dei forti
scompensi nell'illuminazione.
Illuminazione controluce.
L'illuminazione laterale è una via intermedia tra le due viste; essa dà
risalto allo spessore, alle parti in ombra rispetto a quelle illuminate.
La luce radente rappresenta la massima esaltazione di quella laterale.
Illuminazione laterale.
Gli effetti della luce
La luce può avere inoltre un effetto differente a seconda delle
caratteristiche della sorgente luminosa. Quando il sole è alto nel cielo,
la sorgente luminosa può essere considerata puntiforme e crea delle grosse
differenze espositive tra i toni d'ombra e quelli soleggiati. Il tono
cromatico ne risente non risaltando il contrasto del colore, ma piuttosto
quello della parte in ombra rispetto a quella illuminata.
Guardate come cambia la luce nell'arco della giornata: la luce frontale
illumina tutto il soggetto, quella di taglio gli dà un effetto
tridimensionale e quella da dietro lo trasforma in una silhouette.
Nelle giornate nuvolose la luce è diffusa e le ombre sono quasi
inesistenti. Il risultato è quello di un generale appiattimento della
profondità.
L'effetto della luce sui colori è molto variabile. I colori appariranno
più caldi al tramonto ed all'alba, più freddi nelle giornate soleggiate.
Riconoscere queste ed altre variazioni porta alla scelta del momento
migliore per realizzare lo scatto.
Quando e come fotografare
Il paesaggio da fotografare va quindi conosciuto sotto i suoi diversi
aspetti, osservato nei diversi momenti della giornata e, se possibile, in
diverse condizioni meteorologiche e climatiche. Con un po' di allenamento
si può prevedere quali paesaggi dello stesso luogo siano più appetibili la
sera e quali la mattina, imparando a raggiungere i paesaggi che si
prestano invece alla realizzazione di una foto un controluce o durante le
giornate con poco sole.
Nonostante l'importanza della luce, la fotografia di paesaggio è piuttosto
un genere a priorità di diaframmi, scelti i quali si definiscono i tempi
di esposizione.
La bella luce che ci permette di scattare la foto delle nostre aspettative
non è detto però coincida con la luce delle belle giornate di sole,
durante le quali potremo godere sicuramente di una buona illuminazione, ma
sarà quella giusta?
Un cielo nuvoloso a tratti o anche molto nuvoloso, prima di un temporale,
produce un paesaggio spesso contrastato e dagli effetti scenici vari e a
volte anche inquietanti, che lo rende quindi molto più appetibile di un
perfetto cielo sereno.
Una buona idea è quella di fotografare lo stesso posto nelle diverse
stagioni dell'anno e in diverse ore del giorno, per affinare la
sensibilità alle diverse illuminazioni e cercare di prevedere, per un
posto conosciuto, quale potrà essere il suo aspetto e la sua
"fotogenicità" in condizioni meteoclimatiche ancora non direttamente
sperimentate dal fotografo.
Paesaggio - Con la nebbia
La presenza della nebbia spesso scoraggia il più audace dei fotografi e
senz'altro quelli che pensano che la qualità di una immagine dipenda in
primo luogo dalle ideali condizioni meteorologiche, rappresentate dalla
giornata serena.
La nebbia rende l'atmosfera densa e riduce il contrasto dei colori; in
genere questi sono considerati effetti nocivi per una buona resa
fotografica, ma non bisogna assolutamente sottovalutare il fatto che
alcuni paesaggi sotto la nebbia creano atmosfere magiche ed evocative.
Alcune zone delle nostre regioni sono frequentemente caratterizzate da
questo fenomeno atmosferico, che può addirittura arricchire il paesaggio
con presenze evanescenti ed irreali. Può essere utile usare un filtro UV
per correggere l'effetto azzurrognolo che la foschia produce sulla
pellicola. Il filtro polarizzatore, in questi casi, risulta spesso
inefficace.
Il momento migliore per scattare foto di paesaggio con la nebbia è quello
della schiarita, quando i banchi sono in movimento. La notte esalta
l'effetto nebbia perché i fasci di luce si riflettono sulle gocce d'acqua
creando immagini surreali.
I risultati migliori si ottengono sovraesponendo di uno o due diaframmi,
ma è sempre bene realizzare più fotogrammi per ogni immagine, provando
esposizioni diverse. Lo stesso accorgimento serve per fotografare la bruma
nelle valli e sull'acqua, quando l'esposimetro della macchina può essere
facilmente ingannato dal biancore.
La pellicola all'infrarosso è praticamente immune dalla foschia, ma il suo
uso è limitato a chi ami foto piuttosto inusitate.
Paesaggio - Dall'aereo
I risultati migliori si ottengono durante i voli a bordo di piccoli aerei
da turismo che permettono di godere di un'ampia visione panoramica. Qui si
possono spesso aprire i finestrini e fotografare senza ostacoli davanti
all'obiettivo.
Sugli aerei di linea la ripresa è più complessa a causa dei vetri degli
oblò che sono spessi, piccoli e solitamente molto sporchi.
Spesso le foto migliori si ottengono durante il decollo o l'atterraggio,
grazie alla presenza significativa di elementi quali colline, edifici,
strade o quant'altro; in quota abbiamo a che fare soltanto con cielo e
nuvole, che probabilmente non daranno in fotografia le stesse emozioni
vissute del vivo.
fotografi-naturalisti-fotografo-della-naturaProblemi tipici sono dati
dalle vibrazioni della fusoliera e dai riflessi del vetro del finestrino;
si può provare ad usare un paraluce in gomma appoggiato direttamente al
vetro; in ogni caso bisogna utilizzare tempi di esposizione di 1/250 s o
più brevi. Per attenuare l'effetto dei riflessi provocati dal vetro
dell'oblò si può usare un filtro polarizzatore.
È bene effettuare una lettura dell'esposizione a terra e poi una in volo;
il confronto delle due esposizioni consente di scegliere quella migliore.
Anche in questo caso le ombre aiutano a definire i tratti del paesaggio,
per cui è bene scegliere le ore mattutine delle giornate serene e senza
foschia. Usare un filtro UV. |